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Sono messi di fronte a questo dilemma molti studenti ogni anno. Per arrivare ad una conclusione ben fondata bisogna partire da un livello ancora superiore, cercando di capire una cosa ancora più importante.
Voglio andare veramente all’università?
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Si studia per la conoscenza.
Tutto ciò che può essere conosciuto, può essere oggetto di studio.
Su ciò che invece non può essere dimostrato empiricamente, si fanno supposizioni.
Forse filosofi più importanti che si studiano a scuola, appartenevano ad epoche antiche; perciò ora risulta spontaneo deridere chi pensava che la Terra fosse al centro dell’universo.
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Mi rivolgo soprattutto alla categoria degli studenti, poiché questo è un periodo di esami per molti di loro, ma immagino che non siano gli unici a manifestare segnali di insofferenza riguardo questa tipologia di problemi.
Non è raro infatti, trovarsi in una situazione di impossibilità a concentrarsi, e dunque della conseguente diminuzione drastica della voglia di studiare.
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Ci sono molti professori che minacciano e che alla fine non mantengono la promessa perdendo di credibilità, o seppur mantenendola, quest’ultima non ha alcun potere.
Per esempio, quale potere ha oggi la nota?
Ci sono professori che mettono centinaia di note, molte delle quali alla stessa persona, ma che valenza ha la nota?
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Perché studiare è diventata un’attività così noiosa e fastidiosa?
Dobbiamo partire dal significato che attribuiamo al termine per poterlo capire.
Studiare è un termine che annoveriamo tra le cose brutte, come per un bambino potrebbe essere lavarsi le mani o spegnere la tv. Ma come è riuscita questa parola a farsi questa nomina negativa?
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