giu 18 2009
In che modo resistere alla tentazione di fumare un’altra sigaretta?
Strano oggetto la sigaretta, sembra ormai così familiare vedendola così frequentemente, che non si nota nemmeno più.
Uscire di casa e non vedere più una macchina in giro, sarebbe come passeggiare per le strade e accorgersi che nessuno tira più boccate dalle sigarette.
Ma a pensarci bene queste due cose hanno qualcosa in comune: il fumo.
Le sigarette fanno fumo, le macchine fanno fumo… insomma sarebbe come uscire di casa e vedere meno fumo del solito.
Esiste tuttavia anche una sostanziale differenza, infatti mentre utilizziamo la macchina per spostarci nei luoghi che vogliamo raggiungere, la sigaretta non ha un’apparente utilità per noi.
Forse non siamo ancora pronti a rinunciare alla nostra macchina per vedere meno fumo in giro, perché a prescindere dalle nostre abitudini più o meno giustificabili, abbiamo un necessario bisogno di un mezzo che ci consenta di farci raggiungere velocemente il posto in cui vogliamo, o dobbiamo andare.
Ma provate a chiedere a qualche fumatore il motivo per cui fuma.
Gli risulterà sicuramente più semplice identificare la causa del suo vizio.
«Ho iniziato per gioco, perché le persone che frequentavo lo facevano, per provare, perché i miei genitori fumavano.»
Sono molte e decisamente non solo queste le frasi che un fumatore rivolge ad una persona curiosa di conoscere il motivo per il quale fuma. La risposta sorge spontanea, e in breve tempo. Tuttavia c’è bisogno di qualche istante di tempo in più per rispondere alla domanda: «Perché adesso fumi?»
Forse la maggior parte della gente risponderebbe: «Perché ormai ho preso il vizio» o «per abitudine» o ancora «per rilassarmi quando sono nervoso.»
Ognuna di queste risposte è esatta quando prevedibile, ma a pensarci bene queste giustificazioni non sono così chiare come potrebbe sembrare.
C’è davvero bisogno di fumare una sigaretta per non essere nervosi? Ci sono moltissimi modi per scaricare il nervosismo, e sono sicuro che voi stessi siete in grado di elencarli.
Ma se anche tra tutti scegliamo proprio la sigaretta, e se è davvero questo il motivo per cui alcuni fumano; significa che queste persone sono perennemente nervose.
Voglio dire, una persona che ogni venti minuti fuma una sigaretta, ha bisogno di scaricare la tensione e rilassarsi con questa esigua cadenza?
Per coloro che hanno quest’abitudine, spero di no, ma se esistesse davvero una persona perennemente nervosa, forse dovrebbe considerare alternative differenti per far fronte al suo problema.
Sì è sempre sentito parlare dei vizi, ma mai nessuno ha detto che non si possano fronteggiare e sconfiggere.
Potrei scaricare velocemente la coscienza affermando che ho un vizio che non mi permette di scegliere come comportarmi.
Pensate però ad un caso analogo: il vizio di mangiare troppo.
Quante persone grasse abbiamo modo di vedere ogni giorno?
Sono sicuro che nessuno tra loro vorrebbe essere in sovrappeso, ma al contrario desideri una forma smagliante. D’altro canto però è difficile resistere alla tentazione di continuare a mangiare quando si è a tavola, soprattutto quando è piacevolmente imbandita a festa.
Se uno di loro venisse da voi e vi chiedesse un consiglio per dimagrire, cosa gli rispondereste?
«Contieniti a tavola, fai un po’ di esercizio fisico, o nelle peggiori delle ipotesi, vai da un dietologo!»
Insomma sta a lui prendere la situazione in pugno e cominciare a far qualcosa, rendersi conto di ciò che gli crea disagio e dire: «Io voglio fare qualcosa per cambiare!»
Potreste pensare di aiutarli imponendogli di mangiare, o costringendoli a venire con voi a correre, ma se non scatta quella scintilla nella loro testa, se non sono loro stessi ad assumere un atteggiamento con responsabilità, non raggiungeranno mai quello che desiderano. Magari comincerete a stargli antipatici, ad essere visti come “quelli che vogliono costringermi a dimagrire”, e dopo una corsetta scarsa si andrebbero a rifugiare nel loro frigorifero.
Insomma, se portiamo sullo stesso piano il vizio del fumatore, ci accorgiamo che il ragionamento da fare è esattamente lo stesso.
Prendete in mano un pacchetto di sigarette, vi accorgerete che sul fronte e sul retro ha stampato un messaggio come: “il fumo nuoce gravemente te e chi ti sta intorno”, o “il fumo aumenta la probabilità di contrarre malattie cardiovascolari”.
Se qualche collezionista è ancora in possesso di un pacchetto di sigarette di quelli vecchi, si renderà conto che sono privi di questi messaggi.
Adesso i pub e i cinema non sono più avvolti dalla nebbia, perché nei locali pubblici non è più consentito fumare.
Nonostante le leggi ed i messaggi propagandistici tuttavia, di fumatori ce ne sono ancora parecchi, e se non se ne vedono più dentro ai locali, forse se ne incontrano di più fuori.
Pensate che qualcuno abbia smesso di fumare quando gli è stato proibito di fumare in ufficio, o con qualche frase suggestiva sul suo prezioso pacchetto di sigarette?
Forse adesso si respira più ossigeno dentro le pareti, ma le abitudini e la dipendenza dal vizio di tutte le persone che fumavano non sono cambiate.
La salute degli avventori è finalmente salvaguardata, ma quella dei fumatori?
Non importa niente a nessuno di loro? Perché sono stati lasciati in balia del loro vizio e non è stato fatto nulla per aiutare loro?
Abbiamo detto che l’atto di fumare una sigaretta è ormai così familiare da non destare curiosità, ma se ci pensate bene, non vi pare strano tutto questo?
Osservate una persona fumare, e guardatela bene, in ogni suo particolare: ha un oggetto simile ad una piccola stecca in una mano, la porta in bocca, contrae leggermente le labbra ispirando e… si ritrova la faccia avvolta dal fumo, dal quale cerca di ripararsi socchiudendo gli occhi.
Cosa c’è di strano in tutto questo?
Adesso immaginate di star camminando tranquillamente sul marciapiede della vostra città. Vi trovate ad un incrocio e state aspettando il verde per attraversare. Alla vostra sinistra ci sono le macchine in fila al semaforo. Ad un tratto notate qualcosa di strano: un ragazzo sulla trentina si avvicina con un rapido movimento ad una delle macchine, si accascia in terra portando il suo naso vicino alla marmitta, proprio vicino al tubo di scappamento da dove fuoriescono gli scarichi.
Improvvisamente ne vedete a decine, tutti fanno la stessa cosa, si acquattano dietro alle auto avvicinando il naso alla marmitta.
Cosa pensereste nella vostra testa? Cosa stanno facendo quelle persone? Sono diventati tutti matti? Forse state sognando e non ve ne siete resi conto?
Eppure stanno facendo qualcosa che è molto facile vedere nella vita di tutti i giorni: respirano fumo.
Ma quei messaggi sui pacchetti parlano chiaro. Mi chiedo chi abbia pensato a quelle frasi: forse un medico, o uno scienziato?
Chiunque l’abbia fatto, dev’essere una fonte abbastanza attendibile perché ciò che afferma sia stampato su miliardi di pacchetti di sigarette ogni giorno.
Tuttavia sono sicuro che pochi credono realmente a quelle parole.
Spesso quelli che non fumano, con l’atteggiamento del sano che al lazzaretto si rivolge al lebbroso, parlano ai fumatori con queste parole: «Ma perché continui a fumare, non lo sai che fa venire il cancro?»
E di rimando quelli rispondono: «Ma cosa dici, mio padre ha fumato dieci pacchetti di sigarette al giorno per quarant’anni. È vecchio, ma è vivo e vegeto!»
Ma perché dicono tutti che fumare fa venire il cancro ai polmoni e conosciamo un sacco di gente che seppur fumando come una ciminiera continua a vivere felicemente la sua vita?
Senza addentrarci in spiegazioni mediche troppo complicate, alcuni segni degli effetti del fumo si possono riscontrare semplicemente guardando una persona.
Denti gialli, unghie scolorite, vestiti maleodoranti, barba maculata, alito cattivo.
Senza nulla togliere alla necessità continua di sputare fuori la saliva ed il catarro che vengono prodotti in continuazione dal nostro corpo che cerca in tutti i modi di difendersi.
Adesso però voglio cancellare totalmente tutte le parole scritte fin’ora, dimenticatele totalmente.
Ho sentito persone infervorarsi, innervosite da questi discorsi sulla salute e arrivare al punto da sbraitare: «La vita è mia, se mi voglio ammazzare sono affari miei!»
Forse in quei momenti, quelle parole, dettate dalla rabbia, dalla confusione, e dalla consapevolezza di essere schiavi di un oggetto al quale si vorrebbe, ma non si riesce a rinunciare, non sono pronunciate con serietà.
Se vi chiedessi di prendere in mano una lama ben affilata, e lacerarvi costantemente le membra ogni giorno, perdendo quotidianamente parte del vostro sangue finché ormai sfiniti vi colga la morte, voi cosa fareste?
Pensate che c’è gente che per fare una cosa simile spende anche dei soldi…
