set 18 2009

Si può perdonare, e non soffrire più in futuro?

Se vi chiedessi di darmi una definizione della parola perdono, cosa rispondereste?

Sembra quasi che il perdono sia diventato talmente facile da ottenere, che ha perso di significato e NON si ha più paura di commettere degli errori.

L’esempio migliore in questo caso ci viene dalla religione.

Sembra che essere cattolici (solo per fare un esempio) sia ormai paragonabile a dire di tifare per una squadra di calcio.

Facciamo parte di questa squadra, più formalmente che in concreto, come se poter dire «Io ne faccio parte» ci faccia sentire bene con noi stessi.

Alla resa dei conti, sono veramente POCHI i cattolici che dimostrano di esserlo, per esempio con una cosa semplice come andare in chiesa.

Ma in verità credo che la cosa migliore che si possa cogliere dalla religione, non siano le innumerevoli preghiere da recitare a memoria tutte le domeniche insieme al parroco; bensì una MENTALITA’ da far propria, per vivere una vita migliore.

Non c’è bisogno di aver letto decine di volte la Bibbia, per sapere a cosa ci si riferisce quando si parla di perdono.

Eppure molti perdonano senza criterio, dimostrando di non conoscere a fondo il significato di questa parola.

Molti tra coloro che dicono di essere cattolici ad esempio, commettono ogni giorno tanti di quelli che dalla religione vengono considerati peccati. Magari li vedi persino confessarsi con il parroco ogni settimana, come fosse una procedura di routine, e continuare a fare di testa il giorno dopo.

Il concetto che risiede dietro a questi comportamenti è: «Posso fare quello che voglio, tanto verrò perdonato.»

Credo che tutti coloro che stanno leggendo queste righe si siano ritrovati almeno una volta nella loro vita a chiedere perdono, o a dover perdonare qualcuno.

Come vedete, la religione non parla d’altro che di cose con le quali siamo a contatto ogni giorno.

Anche noi nella nostra vita quotidiana, pensiamo spesso di poter fare ciò che vogliamo, e di ricevere con altrettanta facilità il perdono degli altri, e d’altra parte non di rado perdoniamo troppo facilmente le persone.

Così come chi commette peccato per la religione, lo fa nella più totale tranquillità, perché è consapevole che basterà una chiacchierata col prete per lavarsi la coscienza; così noi siamo abituati a vedere persone che si comportano in modo egoistico, perché sono abituate a passarla liscia senza troppo sforzo.

Voglio analizzare soltanto uno degli aspetti del perdono: la situazione in cui siamo NOI a decidere se perdonare o no.

In questo caso si presuppone che gli altri abbiamo fatto qualcosa che ci ha fatto soffrire, e siano tornati da noi per chiederci perdono.

È molto facile chiedere perdono dopo aver sbagliato, ma vi stupirà sapere che è altrettanto facile riceverlo.

Facciamo un esempio concreto: il vostro partner vi nasconde qualcosa, e voi venite a saperlo.

Il senso di colpa del vostro partner dipenderà da due fattori:

1.    La GRAVITA’ dell’omissione, ovvero quanto è importante la cosa che vi ha nascosto.

2.    La vostra REAZIONE.

È importante dire che il primo punto dipende dal secondo.

Il vostro partner può avervi nascosto una cosa importantissima, ma se la vostra reazione sarà debole, ad esempio lo perdonerete troppo facilmente, ai suoi occhi la sua omissione NON sembrerà tanto grave.

Questo è ciò che potrebbe pensare: «Se ho commesso un errore grave, non avrebbe dovuto perdonarmi facilmente, perciò quello che ho fatto deve essere necessariamente di poca importanza.»

Fa paura sentire di come persone che tradiscano i propri partner, e vengano scoperte, non si sentano minimamente in colpa, proprio perché sono state perdonate troppo facilmente.

C’è da aggiungere che ci sono cose di una certa gravità, come il tradimento, che a mio avviso non possono essere perdonate per nessuna ragione al mondo. Ma nel caso in cui diversi fattori inducano una persona tradita a perdonare il cattivo gesto del proprio partner, deve prestare molta attenzione al MODO in cui concede il perdono.

Per esempio, il tradimento può essere avvenuto in un momento di crisi, magari in discoteca dopo aver bevuto qualche drink di troppo; allora potremmo considerare la possibilità di perdonare, giudicando quel gesto commesso senza una reale intenzionalità a tradire.

Ma anche se commesso sotto effetto di stupefacenti, con un grado di intenzionalità pari a zero, la vostra reazione dovrebbe essere comunque FORTE.

Cosa accadrebbe se invece aveste una reazione debole?

Il vostro partner imparerebbe che può tradirvi in qualsiasi altro momento, perché magari gli basterà dire che era ubriaco o drogato per risolvere tutto.

Bisogna stare molto attenti a ciò che intendiamo per REAZIONE FORTE.

Il perdono ha senso quando la persona che ha sbagliato ha veramente capito il suo errore, e vi dico che non c’è miglior modo di imparare qualcosa se non attraverso il dolore.

A molti di voi sarà capitato da bambini di toccare la fiammella accesa di una candela, spinti dalla curiosità. Scommetto che nessuno lo avrà più fatto dopo la prima volta.

Sapete perché? Perché vi siete bruciati, e sapevate che se lo aveste rifatto, avreste provato nuovamente dolore.

Stesso discorso possiamo fare noi. La sofferenza psicologica insegna almeno quanto quella fisica.

Di certo non sarete voi a far soffrire il vostro partner con qualche sotterfugio, ma il SUO stesso errore indurrà in lui il senso di colpa, tanto più quanto sarà grave ciò che ha fatto, e gli procurerà il dolore necessario ad imparare a non ripeterlo una seconda volta.

Naturalmente, PIU’ soffrirà per ciò che ha fatto, meno avrà voglia di riprovarci in futuro.

Qual è allora il modo giusto di comportarsi, e di reagire in modo FORTE?

Ve lo spiegherò con un esempio, così sarà più facile per voi capire gli atteggiamenti da assumere e quelli da evitare.

Sarà alquanto probabile che chi ha sbagliato torni da voi implorando il vostro perdono, piangendo, disperandosi, e ripetendo di aver capito il proprio errore e di essersi pentito.

Se vi farete assalire da un sentimento di compassione, starete reagendo in modo DEBOLE, e questo è ciò che nel modo più assoluto NON dovete fare.

Dovete invece essere spietati e crudeli (è brutto dirlo, ma è così), dire che intendete metter fine alla storia, e diventare terribilmente indifferenti.

Passati due, massimo tre giorni, verrete tempestati dalle telefonate, dai messaggi, e dai tentativi di tornare insieme, ma voi con sicurezza rimarrete della vostra idea. Farete crescere nel vostro partner la disperazione, perché si convincerà sempre più che l’avete lasciato veramente, ed arriverà a dirvi cose e farvi dimostrazioni che MAI aveva fatto in passato.

Ancora una volta rimarrete impassibili di fronte a tutto questo, e continuerete con la vostra indifferenza, come se non vi importasse più nulla.

Quando lo riterrete più opportuno, comincerete a concedere qualche attenzione in più, in modo GRADUALE, passando ad esempio da completamente indifferenti a distaccati.

Il lavoro a questo punto NON è finito. È in questo momento che molti si lasciano andare mandando tutto all’aria.

Tutto sta nel tornare alla normalità con una impercettibile gradualità. Le attenzioni dovranno crescere lievemente, quasi non facendo rendere conto il vostro partner che pian piano vi state riavvicinando a lui.

Diciamo che il tempo di una reazione forte, che vi farà uscire dalla situazione vincitori, e che farà veramente guadagnare il perdono al vostro partner, può variare da UN MESE ad anche più se necessario.

Sicuramente non si tratta di giorni. Se sarete pazienti, tutto vi tornerà dopo, se avrete fretta, sarete voi a soffrire.

1 commento

  • At 2009.10.07 04:57, Sara said:

    Ho letto attentamente quello che hai scritto e lo condivido.Vorrei però scrivere la mia esperienza,sono stata lasciata dopo 2 anni con una telefonata,e una mail dopo 2 giorni più approfondita,per sensi di colpa verso di me,che non aveva la forza di continuare nelòl’ombra e al momento non poteva risolvere le cose e che cmq il suo sentimento non era forte quanto il mio er era meglio per me se mi lascaiva,disse che guardandomi negli occhi non ce l’avrebbe fatta,specifico che la nostra era una relazione tra amanti,sarebbe lunga da spiegare qui cmq,sappiate che io avrei fatto di tutto per viverla alla luce del sole,non l’ho più cercato da lì,sparita anche io e cancella to da tutto,msn,face book,cellulare,potete immaginare lo stato di frustrazione dei giorni a seguire,un dolore immane,ma lui non mi cercava più,dopo 1 mese mezzo circa mi arriva un sms con scritto: Come stai?Tutto bene?Dopo ore gli ho risposto: Tranquillo tutto ok.la sera mi ha chiamata,voleva sapere di me,che fino a quel momento non ne aveva avuto il coraggio,nei giorni successivi,tramite delle brevi mail e saluti,si sta facendo notare.Non ha però mai toccato l’argomento della fine tra noi,scuse zero,richieste di amicizia no,richiesta di vederci o tornare insieme neanche,allora mi sto chiedendo che vuole e nel frattempo ho l’atteggiamento con lui tranquillo e normale,se mi cerca ci scambio qualche parola amichevole,ma dentro mi rodo,e l’orgoglio mi imprdisce di parlare del passato e di chiedere del presente,non so nemmeno cosa provo per lui adesso e perchè ci sto riparlando.se qualcuno mi puà aiutare a capire tutto quanto gli sarei grata,io ho 46 anni e lui 48 con fgili adulti ,grazie

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